Si pone l’accento, nel presente articolo, sull’importanza della documentazione clinica relativa alla propria vicenda ai fini della dimostrazione del nesso di causalità tra l’operato del sanitario ed il danno subito.
Molto spesso accade che il paziente, dopo essersi sottoposto preventivamente ad esami ed accertamenti volti a comprendere la situazione ed a stabilire le cure e/o gli interventi da effettuare, non si faccia rilasciare dalla Struttura o dal sanitario la copia della documentazione e quindi non la conservi presso di sé; questo costituisce senza dubbio un problema quando si va ad agire giudizialmente nei confronti del sanitario dal momento che, al fine di comprendere se le cure erogate dal medico siano state risolutive o peggiorative rispetto alla precedente condizione, occorrerà esaminare proprio gli accertamenti pregressi che costituiranno quindi elemento da cui rintracciare una eventuale responsabilità in capo al sanitario medesimo, oltre ad essere utili al fine di verificare la preesistenza di pregresse patologie, avendo queste un ruolo nella individuazione dei danni risarcibili e nella sua quantificazione.
Addirittura capita di sovente che il paziente si sottoponga a cure e terapie mediche in totale assenza di accertamenti preventivi che vadano a cristallizzare le condizioni preesistenti, andando a rendere ancora più difficoltosa la prova della responsabilità del sanitario nella causazione del danno. La preesistenza di malattie può infatti costituire una concausa della menomazione ed incidere sulle conseguenze risarcibili, cosicchè deve essere valutata ai fini della determinazione della responsabilità del sanitario.Di qui scaturisce la necessità di avere a disposizione quanta più documentazione possibile al fine di poter esaminare il caso senza tralasciare alcun aspetto utile a delinearne ogni contenuto.



